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La regola del business sostenibile

Il 31 gennaio 1999 Kofi Annan, Segretario Generale delle Nazioni Unite, invitava i leader dell’economia mondiale a sottoscrivere un “Patto Globale” per affrontare gli aspetti più critici della globalizzazione. “Un vero spartiacque a livello internazionale in tema di sostenibilità”, spiega Marco Frey, Presidente del Global Compact Network Italia (GCNI)

Nel 2001 nasce il Global Compact, iniziativa per la promozione della cultura della cittadinanza d’impresa, gestita dalle Nazioni Unite. “Con il passare del tempo l’attenzione sul tema della sostenibilità cresce sempre di più – continua Frey - come dimostra nel 2012 la Conferenza Rio+20: qui la presenza del mondo delle imprese diventa significativa”. Stessa sorte per il Paris Agreement on Climate Change del 2015 con un rilevante processo di adesione delle imprese all’Agenda 2030 che ha sancito i 17 obiettivi del Millennio. E sul motivo della richiesta di un sempre maggiore coinvolgimento delle aziende rispetto agli attori istituzionali, il chairman del GCNI non ha dubbi: “È una necessità, visto che le istituzioni da sole non ce la fanno”.

“Oggi siamo arrivati al punto che la sostenibilità condiziona profondamente le scelte di natura competitiva di un’azienda” assicura il professor Frey, che individua il motivo di questa tendenza nella nuova sensibilità allo sviluppo sostenibile da parte di tutti gli attori. Senza sottovalutare le dinamiche innescate dalle scelte sostenibili dei competitor e il richiamo autorevole delle Nazioni Unite a livello internazionale. “La sostenibilità declina un modello di sviluppo economico considerato ormai necessario”.

“L’adattamento delle imprese alla sfida della sostenibilità si traduce oggi nel cambiamento dei modelli di business. Da una parte nuovi operatori nascono con modelli di business costruiti apposta: come TESLA, che non produce più soltanto auto elettriche, ma anche energia rinnovabile per alimentare le proprie auto. Dall’altra, imprese che operano in settori tradizionali possono trasformare i loro vecchi modelli di business: nel comparto dell’energia il caso più clamoroso è quello di Erg, che ha abbandonato completamente il settore tradizionale dell’Oil&Gas per impegnarsi nelle rinnovabili”.

La faccenda diventa più articolata specie per le grandi imprese che decidono di essere sostenibili nei molteplici paesi in cui operano: “In questo caso – precisa l’esperto - le aziende cercano di applicare modelli di business omogenei, ma bisogna tenere conto delle peculiarità e dei bisogni dei diversi contesti territoriali. Una sfida interessante e molto complessa, perché nei paesi in via di sviluppo la dimensione sociale della sostenibilità diventa condizione fondamentale”. 

Infine c’è un terzo elemento che, secondo il professor Frey, le aziende non devono mai sottovalutare: “La capacità di essere adattabili alle dinamiche di evoluzione dei mercati passa per il saper coniugare innovazione e sostenibilità. Numerosi studi e ricerche testimoniano che esiste una stretta correlazione tra tre fattori: sostenibilità, innovazione e internazionalizzazione”.
 

Il primo Bilancio di Sostenibilità Maire Tecnimont

Creating Value è il titolo del Bilancio di Sostenibilità 2017 approvato dal nostro Gruppo. Il documento presenta per la prima volta la complessità del nostro impegno in tema di sostenibilità, come creatore e come distributore di valore in diverse aree geografiche. 

Siamo consapevoli che il nostro ruolo di general contractor con un Dna altamente tecnologico ci consente di avere un impatto sui territori in cui operiamo. Il Bilancio di Sostenibilità, redatto secondo le linee guida del Global Reporting Initiative (GRI), lo standard internazionale più evoluto, fornisce una fotografia precisa del ruolo chiave che possiamo svolgere in tali ambienti, offrendo non solo servizi di alto livello ai nostri clienti ma anche opportunità di sviluppo locale.