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Maire Tecnimont ha inaugurato la cattedra in Open Innovation presso l’Università Luiss Guido Carli

Martedì 3 dicembre – Il Gruppo Maire Tecnimont ha presentato la nuova cattedra in “Open Innovation” presso l’Università LUISS Guido Carli, assegnata al Professor Henry Chesbrough, Direttore del Garwood Centre for Corporate Innovation dell’Università della California a Berkeley e padre intellettuale del concetto di “Open Innovation”.

La cattedra rappresenta l’inaugurazione di una sinergia fortemente voluta da Fabrizio Di Amato, Presidente e azionista di maggioranza e da Andrea Prencipe, Rettore LUISS.

L’evento si è tenuto lunedì 2 dicembre alle ore 11:00 a Roma, presso il LOFT Luiss, con la partecipazione di Andrea Prencipe Rettore Luiss Guido Carli, Fabrizio Di Amato Presidente e azionista di maggioranza, Simona Romani Professoressa Luiss di Consumer behavior, Henry Chesbrough Luiss University and University of California, Berkeley, Pierroberto Folgiero Amministratore Delegato, laureato Luiss, e Maria Latella, giornalista de Il Messaggero, in veste di moderatrice del dibattito. A conclusione dell’evento è stata poi aperta una sessione di Q&A che ha coinvolto il pubblico, arricchita dalle considerazioni conclusive di Paola Severino, Vicepresidente Luiss Guido Carli.

Al centro della discussione, il fenomeno dell’Open Innovation come modello di innovazione secondo cui le imprese ricorrono non soltanto all’utilizzo di risorse interne, ma anche a strumenti e competenze tecnologiche che arrivano dall’esterno. Un argomento ormai noto e ampiamente dibattuto all’interno della comunità scientifica e professionale del management, ma che necessita di ulteriori approfondimenti scientifici.

Il Presidente Di Amato ha commentato: “L’inaugurazione di questa cattedra rappresenta un ulteriore passo avanti verso la Open Innovation, una vera e propria Rivoluzione Copernicana per le industrie di ogni settore. Credo, infatti, che oggi più che mai sia necessario un approccio open-minded che porti ad un’evoluzione delle Società da organizzazioni ‘chiuse’ ad organizzazioni ‘aperte’. Se l’innovazione è basata sulla capacità di cambiare mentalità, in modo tale da affrontate le sfide poste dalla digitalizzazione e dalla sostenibilità, dobbiamo, quindi, creare un ecosistema che coinvolga i diversi stakeholder, aperto alla “fertilizzazione incrociata” tra Università, Istituti di Ricerca, Società, Start-up, mondo della finanza, autorità pubbliche, incubatori e acceleratori.”

Come ha osservato il Rettore Prencipe, “l’elemento di differenziazione fondamentale tra l’Open Innovation e altre forme di collaborazione per l’innovazione risiede nella ricerca di partnership non ovvie che possano quindi offrire conoscenze, idee, competenze, informazioni non convenzionali, inaspettate, impensate ed a volte impensabili. I veicoli ed i canali di trasmissione di queste idee incoerenti e inattese sono informali e semplici; viaggiano attraverso strade digitali e passaparola”.

Il Prof. Chesbrough, a cui è stata assegnata la cattedra, lancerà inoltre un progetto di ricerca sulla analisi dei principi della Open Innovation, sfruttando i quali le aziende e le organizzazioni potranno perseguire goal centrali in ambito sociale, economico e di sostenibilità ambientale. L’Open Innovation, infatti, è un paradigma che cambia radicalmente il modo di intendere le dinamiche di acquisizione di conoscenza. Nelle parole di Chesbrough, l’innovazione aziendale deve pertanto “far tesoro in maniera sistematica di collaborazioni, idee e risorse esterne rispetto al perimetro societario classicamente inteso. Dalle start-up al mercato globale delle idee e dei brevetti, questo modello illustra meglio dei precedenti perché un’azienda non abbia più bisogno di controllare, quasi di possedere, i processi di innovazione dall’inizio alla fine".

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