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La nuova frontiera oltreoceano

L’evoluzione di un’azienda, specialmente multinazionale, può in molti casi ricordare un percorso simile a quello dei protagonisti di una classica storia hollywoodiana. C’è una sfida da cogliere, una serie di strategie da mettere a punto, una fase di tentativi, passi avanti, ripensamenti e ostacoli da superare. E poi un momento di stabilità e di equilibrio, dove l’impresa stessa si ritrova nella propria identità, nei propri uomini e nei traguardi raggiunti.
Una “scenografia” vissuta in prima persona anche da Maire Tecnimont nella sua avventura nordamericana. Una sfida entusiasmante e al tempo stesso densa di variabili impegnative che, come racconta il vicepresidente senior delle Strategie Corporate del gruppo Maire Tecnimont (e attuale VP per quanto riguarda la regione delle Americhe) Giovanni Sale, danno l’idea di come un percorso imprenditoriale possa raggiungere nel tempo livelli di eccellenza.
“Negli Stati Uniti – ha spiegato Sale – che è la patria dell’oil&gas, siamo stati chiamati, in questi ultimi anni, a industrializzare e commercializzare una serie di importanti innovazioni tecnologiche nell’ambito del “Greening the Brown”. Con partecipazioni in Siluria a San Francisco, che ha messo a punto una nuova trasformazione dal gas al propilene, e in Pursell Agri Tech in Alabama, focalizzata sul coating dell’urea, stiamo investendo in start up specializzate nel gas e nei fertilizzanti. Siluria e Pursell Agri Tech sono aziende giovani che puntano a soluzioni più sostenibili in un mercato condizionato da un’intensa fase di transizione energetica”.

 

 

Tecnimont nel Nord America nella “Prima ondata del petrolchimico”

L’epopea di Tecnimont negli Stati Uniti prende il via nel corso della cosiddetta “prima ondata del petrolchimico”, L’allora Tecnimont era una azienda straordinaria che univa competenze nella petrolchimica e nell’oil&gas. L’azienda era conosciuta oltreoceano in virtù della sua grande storia: era la divisione ingegneria di Montecatini/Montedison e realizzava impianti utilizzando le tecnologie proprietarie nel campo della plastica che erano valse il Nobel a Giulio Natta. “Fino agli anni Ottanta – continua Sale – la nostra presenza è stata di grande supporto per alcuni progetti nell’ambito dell’ingegneria e del procurement. Per motivi geopolitici, nel decennio successivo ci siamo focalizzati su impianti e commesse localizzate soprattutto nel Centro e nel Sud America. Sono stati comunque anni importanti, perché molti dei nostri attuali responsabili si sono formati e sono professionalmente cresciuti durante quel periodo. Con l’avvento dello Shale Gas intorno al 2008, molto è cambiato: è partita quella che ancora adesso definiamo ‘la seconda ondata del petrolchimico’. Molti osservatori sostengono oggi che dopo dieci anni la rivoluzione dello shale gas non solo non si stia affievolendo ma sia appena cominciata...”. La rivoluzione dello shale gas Lo shale gas, secondo un rapporto della IHS Markit (“The Shale Gale Turns 10: A Powerful Wind at America’s Back”) ha modificato radicalmente il panorama energetico nazionale statuniense. Il nord-est ha sostituito la Costa del Golfo come la più grande regione di produzione di gas negli Stati Uniti. La Pennsylvania e New York, che tradizionalmente importavano la maggior parte dell’energia, stanno diventando esportatori. Lo shale gas è metano estratto da giacimenti non convenzionali, formatisi in terreni argillosi derivanti dalla decomposizione anaerobica di materia organica. L’estrazione dello shale gas richiede l’impiego di tecniche particolari in prossimità dei pozzi, che consentono di recuperare un terzo del gas presente nel giacimento. Questo ha permesso di aumentare la produzione di gas naturale degli Stati Uniti di oltre il 40% tra il 2007 e il 2017, facendo scendere i prezzi del gas di oltre due terzi nello stesso periodo. A dieci anni dall’inizio della rivoluzione, le riserve complessive di gas naturale recuperabili sembrano aumentare di anno in anno. Un ulteriore passo avanti in un mercato in forte crescita come quello americano è arrivato grazie all’accordo siglato, nel 2014, con Foster Wheeler per realizzare e ammodernare impianti petrolchimici, chimici e di fertilizzanti in Usa, Canada e Messico. Spiega Sale: “In un momento in cui la rivoluzione dello shale gas stava ridisegnando la geografia dell’industria downstream a livello globale, Maire Tecnimont ha messo a disposizione la propria eccellenza nei settori chimici orientati alla tecnologia, tra cui le olefine e i fertilizzanti e, in particolare, la propria leadership nelle poliolefine (polietilene e polipropilene), fornendo così un significativo valore aggiunto per i nostri clienti”.

Leader dei fertilizzanti negli Stati Uniti

La presenza di Maire Tecnimont negli Stati Uniti non è legata solamente allo shale gas. L’azienda ha continuato a lavorare a quelle che l’amministratore delegato Pierroberto Folgiero definisce ‘adiacenze tecnologiche’. “Gli investimenti e le partnership con Siluria e Pursell Agri-Tech vanno esattamente in quella direzione – spiega il vicepresidente Sale. Essendo quello americano un mercato molto competitivo, già da alcuni anni il Gruppo si è strategicamente concentrato su settori più compatibili con la nostra storia imprenditoriale. Grazie a un comparto agro-alimentare dai numeri imponenti, negli Stati Uniti la domanda di fertilizzanti è sempre stata molto alta. Il nostro know-how e le tecnologie all’avanguardia di cui disponiamo attraverso la Stamicarbon, hanno fatto sì che il nome Maire Tecnimont fosse sempre più associato non solo all’ambito dell’ingegneria e della costruzione di impianti petrolchimici, ma anche a quello delle proprietà intellettuali legate a questo settore”. Nel settembre del 2012 Maire Tecnimont annuncia che due delle proprie controllate, Tecnimont S.p.A. e Stamicarbon BV, si sono aggiudicate due commesse relative a un nuovo complesso di fertilizzanti in Iowa, Stati Uniti, da parte di Iowa Fertilizer Company (IFCo), società interamente controllata di Orascom Construction Industries (OCI). “Il nostro Gruppo ha fornito servizi di ingegneria e approvvigionamento materiali per la realizzazione di un nuovo impianto di ammoniaca di capacità pari a 2.200 tonnellate/giorno (MTPD), basato su tecnologia KBR. Inoltre, Stamicarbon BV ha fornito un process design package per un nuovo impianto di produzione di urea che faceva parte del medesimo complesso di fertilizzanti. Una doppia aggiudicazione che ha permesso a Maire Tecnimont di consolidare – sul tema licenze relative all’urea – la propria presenza in Nord America. Di fatto oggi il 100% degli impianti di fertilizzanti realizzati in Usa utilizzano tecnologia Stamicarbon. Un dato inequivocabile nel settore strategico dei fertilizzanti, grazie alla competenza del nostro Gruppo sia nel licensing che nelle capacità realizzative”.

Tecnologia Stamicarbon nel 100% degli impianti

Tra i punti di forza del gruppo Maire Tecnimont nel settore dei fertilizzanti c’è la proprietà di un gran numero di brevetti relativi all’urea (che oggi è un derivato del gas). “Nel 2017 in Alabama – ci spiega Sale – abbiamo messo a punto, tramite Stamicarbon, un accordo con una società americana per realizzare un impianto di produzione del ‘coating’. Maire Tecnimont ha acquisito una quota del 20% di Pursell Agri-Tech, società statunitense specializzata nello sviluppo e commercializzazione di fertilizzanti rivestiti di polimeri. Abbiamo così unito il meglio delle tecnologie sull’urea (Stamicarbon) a quelle sul coating (Pursell)”. La società statunitense ha sviluppato una nuova tecnologia per rivestire i fertilizzanti a un costo competitivo e a rilascio controllato: le palline di urea vengono ricoperte da una membrana che si apre poco alla volta, in funzione di temperatura e umidità, e rilascia il prodotto nel terreno gradualmente, in un arco di tempo da 3 a 6 mesi. Continua il vicepresidente: “Possiamo trattare e rendere fertili coltivazioni agricole molto estese, usando meno urea ed essendo così più efficienti. Se il prodotto non si disperde in atmosfera e nell’aria, non ci sono sprechi e ne serve una quantità inferiore rispetto al solito. Alla fine, diminuisce l’eccessiva fertilizzazione e si riduce anche l’impatto ambientale dei fertilizzanti. Siamo davvero soddisfatti perché Maire Tecnimont ha l’esclusiva mondiale per commercializzare questa tecnologia al di fuori dei confini statunitensi. L’urea prima veniva prodotta da carburanti fossili, oggi dal gas. E a breve, parlando di chimica verde, da rifiuti gassificati e rivestiti di coating biodegradabile”.

Nella Silicon Valley con Siluria

Nel 2016, l’impegno del Gruppo nello sviluppo di processi e tecnologie industriali innovative ha portato all’acquisizione di una quota di minoranza in Siluria Tecnologies, società con sede a San Francisco, che ha sviluppato tecnologie industriali innovative per la produzione di prodotti chimici e combustibile a partire da gas naturale. “Le tecnologie – continua il vicepresidente – si basano su un processo innovativo e proprietario per la conversione diretta del metano in etilene e propilene: il cosiddetto “OCM” (Oxidative Coupling of Methane). Con questo investimento, Maire Tecnimont è diventato partner esclusivo di Siluria per lo sviluppo, la commercializzazione e la licenza di questa nuova tecnologia”. Grazie a questa rivoluzionaria innovazione, convertire il gas naturale (l’idrocarburo più abbondante ed economico) direttamente in uno dei prodotti più importanti della chimica di base (il propilene) diventa finalmente possibile. È utile ricordare che il propilene è uno dei principali elementi costitutivi dell’industria petrolchimica globale, con un mercato totale di circa 100 milioni di tonnellate l’anno. Per decenni il propilene è stato ottenuto con processi ad alto consumo di energia e risorse. Oggi attraverso un processo innovativo è possibile produrlo con un’efficienza energetica molto superiore: che equivale a temperature più basse, riduzione del consumo di combustibili fossili e, in ultima analisi, riduzione dell’emissione dei gas serra. “Questa collaborazione – aggiunge Giovanni Sale – capitalizza le competenze internazionali di Maire Tecnimont nei settori di ingegneria e costruzione, tecnologia e new business development, grazie anche al contributo innovativo della MET Gas Processing Technologies, società del gruppo specializzata nello sviluppo di tecnologie innovative. Siamo tutti molto contenti di combinare questi nostri punti di forza con la piattaforma di sviluppo tecnologico rivoluzionaria di Siluria: anche questo significa sentirci sempre più attori nel mercato della Silicon Valley, grazie anche a soluzioni ad alto valore aggiunto per i nostri clienti nei settori Oil&Gas e Petrolchimico”.

L'accordo con Exxon

Maire Tecnimont è entrata a far parte del ‘gotha’ della petrolchimica mondiale grazie a una capacità (dimostrata nel resto del mondo) di saper fare ingegneria ai massimi livelli. Con una forte spinta alla transizione energetica in atto, il Gruppo presieduto da Fabrizio Di Amato e amministrato da Pierroberto Folgiero, sta evolvendo per stare al passo con i tempi della trasformazione. “Alla capacità di esportare nel mondo una tecnologia che produce polimeri dal gas anziché da materie prime fossili – afferma Giovanni Sale – si è aggiunta una focalizzazione strategica sull’innovazione tecnologica che abbraccia la chimica verde e tutto il tema del riciclo dei rifiuti e della plastica. Grazie anche a questo background, ora i grandi investitori e le grandi società petrolchimiche vogliono lavorare con noi. Un esempio? L’accordo con Exxon, una multinazionale di vertice che ha riconosciuto Maire Tecnimont come partner fondamentale strategico per lo sviluppo dei nuovi polimeri negli Stati Uniti”. Un traguardo, quello ottenuto nel novembre scorso, che consolida la leadership globale del Gruppo nel mercato delle poliolefine ed espande la propria presenza in Nord America, un mercato complesso e attrattivo, anche sotto il profilo della realizzazione degli impianti industriali. “L’accordo con Exxon ci dà ulteriore spinta per il futuro – conclude Sale – in un settore (quello petrolchimico) che presenta interessanti opportunità di nuovi investimenti negli Stati Uniti e in Canada, trainate dal basso costo del feedstock (shale gas e derivati). Noi in America stiamo dimostrando di essere pronti e di saper operare nel pieno spirito anglosassone, dove le parole d’ordine sono trasparenza, efficienza, competenza e pianificazione. Non è semplice confrontarci tutti i giorni con ricercatori e manager provenienti dalle migliori università del pianeta, come Berkeley e Philadelphia. Qui si respira a pieni polmoni la cultura industriale, finanziaria e tecnologica più importante del mondo. La sfida quindi è di altissimo livello, entusiasmante e rischiosa al tempo stesso. Ma noi guardiamo al futuro con grande impegno e positività”.